martedì 4 novembre 2008

Il Signor K

Piccoli stralci d'intervista al designer più chiacchierato del momento, Gerard Kiska.
La Kiska Design, nata in sordina nel 1990, fu inizialmente invisa e persino irrisa per la sua scelta delle linee squadrate. Ma pur restando identificata con KTM, nel frattempo ha lavorato anche per Piaggio, Aprilia e Guzzi, arrivando nel 2008 alla bellezza di 110 dipendenti che fanno, va da sè, molto altro oltre a disegnare moto.
Pacato e modesto, Kiska ha l'aria un pò dimessa del turista austriaco. In moto, però, non lesina il gas: spinge con la RC8 e chiede di provare la H-D XR 1200. da cui scende scuotendo la testa. "Fa un bel rumore, m anon va avanti!". Statura e stazza teutoniche, motociclista dall'età di 18 anni, a guidare si diverte ancora: sia KTM che la "concorrenza".
Sorride. Sorride volentieri Kiska: salvo quando si parla di design. Allora diventa deciso e tagliente come le sue KTM.
"Ma io non mi identifico con lo stile affilato. Quella è una scelta pensata apposta per KTM, per rendere in qualche modo visibili l'anima ed il cuore del Marchio. La trovo perfetta per una casa così "hard", e continueremo a sviluppare questo linguaggio. Del resto pare che questa idea abbia successo: Honda, Yamaha e soprattutto Kawasaki e Aprilia sono diventate negli anni un pò più spigolose. Basta guardare come è cambiata la RSV dalla prima alla seconda serie..."

Lei come trova le Case giapponesi, che all'opposto di quelle europee non hanno designer nè tecnici riconoscibili, e tengono tutto nascosto dietro una tenda nera?
"Dietro quella tenda ci sono persone, però. Certo, lavorano in gruppo;ma anche da me si lavora molto in gruppo:sulle KTM hanno lavorato almeno 15 ragazzi diversi, tuttavia i risultati sono coerenti. Comunque è vero che la consapevolezza dell'importanza del design nella moto è un fatto piuttosto recente, e forse nemmeno del tutto acquisito.
Castiglioni è stato il primo ad assumere designer professionisti - Galluzzi e Terblanche - e a portare il design all'interno della sua azienda. Prima ci si affidava solo a società di consulenza, come la mia."

Lavorate in modo diverso dagli altri?
"Non direi, anche se ho fatto mio il motto del mio primo maestro: "Tutto quello che non puoi schizzare in 3 righe non è design". E la RC8 sta tutta nelle 3 righe che definiscono il fianco. Poi guardiamo molro le altre moto, ne studiamo le superfici, l'ergonomia, le guidiamo. Sono un fan del modo tradizionale di fare, col clay: sulla moto io mi ci voglio sedere, dopo che l'ho scolpita."

Parola di Gerard Kiska.
(Intervista tratta dal numero di novembre 2008 della rivista Motocicismo)

Nessun commento: